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Il segreto delle donne

Perché mai dovrei parlare delle donne? Lo hanno già fatto tutti, in particolare gli uomini che, si sa, di donne non hanno mai capito niente. Qualcuno ha provato, con la presunzione accademica dei più dettagliati manuali di istruzioni, a spingersi ben oltre la conoscenza di base di queste enigmatiche creature, scandagliando le più fini e primordiali caratteristiche antropologiche che, in teoria, dovrebbero fare di una donna quello che realmente è.

La donna non è un mistero insondabile, e nemmeno un fenomeno da baraccone di cui ricordarsi solo in occasione di ricorrenze tragiche, lavandosi la coscienza con la distribuzione di fiorellini puzzolenti. La donna è una che, a causa del concatenarsi degli eventi, parte in svantaggio, e continua a correre pure con la zavorra ai piedi. Non esiste nessun segreto, nessuna magia. La verità è che le donne combattono battaglie invisibili da quando vengono al mondo e avanti fino all’ultimo respiro che, inesorabile, le abbandonerà. E che non si perderà nell’aria. Non le accompagnerà in paradiso o in un altro luogo troppo affollato e rumoroso. No, troppo semplice. Andrà, invece, a stabilirsi in un’altra piccola donna che ricomincerà da capo a correre, per tutta la vita. Si, perché le donne, tutte le donne, sono legate da un filo invisibile che le collega, anche quando si strappano i capelli, combattono nel fango o si odiano a distanza.

Per rendersi conto di questo serve tempo. La consapevolezza si acquista in una fase di transizione di cui nessuno parla. Ho letto decine di volte le tassative divisioni in categorie che distinguono le donne di 20, di 30, di 40, di 50 anni, e via di seguito per le poveracce che hanno la fortuna di superare i 60 anche se non se le fila più nessuno, causa la perdita impietosa di appeal. Opinioni soggettive, naturalmente. Esiste un momento che non fa parte di nessuna etichettatura, ma è fondamentale alla consapevolezza di chi siamo. Si verifica più o meno tra i trentacinque e i quaranta, quando non hai più il fascino di una trentenne, ma non possiedi nemmeno la spregiudicatezza di una quarantenne.

La tua vita può essersi evoluta in molti modi possibili. Puoi avere una famiglia, dei figli, un lavoro stabile, oppure puoi aver scelto un percorso che ti dia l’illusione di essere libera, non agganciata a vincoli fastidiosi. La presa di coscienza arriva comunque, che tu lo voglia o meno. Un bel giorno ti siedi e metti tutto in pausa. È l’unico momento della tua vita in cui smetti di correre e ti rendi conto di essere arrivata ad un bivio. I giovani ti guardano e gli sembri troppo grande. Sei già vecchia. Ti chiamano “signora” e questo ti fa imbestialire, ma dici a te stessa che si tratta di una forma di rispetto, di educazione, che prima o poi ti ci abituerai. Dentro ti senti ancora una ragazzina, e spesso continui a vestirti come se lo fossi, magari provando un po’ di stupore se qualcuno ti guarda in malo modo, o ancora peggio, se prova a fartelo notare. Gli anziani ti vedono troppo giovane. Ragion per cui perdi di credibilità.

Se fai un lavoro a contatto con le persone, che magari richiede autorevolezza, con tutta probabilità un anziano ti sfanculerà, chiedendo di una collaboratrice più matura, o nella migliore delle ipotesi di un collega uomo, magari più giovane. Il lavoro è un tasto dolente, di qualsiasi mestiere si tratti. Se lavori in un ufficio, o in una fabbrica, è difficile che il tuo capo osi palpeggiarti, perché data l’età, potresti palpeggiarlo a tua volta e la questione diventerebbe parecchio complicata. Se sei al vertice di un’azienda, in realtà non lo sei. Nessuno degli uomini che formalmente possono definirsi tuoi sottoposti si considerano tali, e puoi stare certa che faranno di tutto per farti fuori, a meno che tu non sia la moglie del capo. In questo caso ti sembrerà di averli in pugno, ma non illuderti: vogliono piacere a tuo marito. Se sei una casalinga non ascoltare chi ti considera una privilegiata. Non lo sanno che lavori più degli altri. Non hai orari, non hai ferie, devi essere flessibile, creativa, dinamica, sempre reperibile, e per fare tutto questo nemmeno ti pagano. Bella fregatura!

Ecco, questa è la fase di transizione più dura per qualsiasi donna. Quello che si vede dall’esterno non corrisponde più a quello che è nascosto all’interno. Sei un ibrido e soffri le pene dell’inferno perché non vieni riconosciuta in nessun ruolo. Non fai parte di nessuna categoria. Contemporaneamente ti viene richiesto di continuare ad occuparti di tutti i compiti che solo una donna può gestire, anche sapendo c’è da fare i conti con la propria vita che sembra andare a rotoli. Già, perché gli uomini certe cose mica le fanno. Allora, che tu sia una casalinga, un’operaia, un’impiegata, un medico, una manager, devi sempre e comunque pensare, prima di tutto, a quello che ti hanno raccontato essere una vera donna. Oltre al tuo lavoro, agli impegni, alle preoccupazioni, hai il dovere morale e materiale di pulire la casa da cima a fondo, ogni santo giorno, soprattutto se insieme a te vive un uomo. Perché lui potrebbe essere ucciso da un acaro se costretto a cambiare le lenzuola, o rimanere incenerito se gli chiedessi di infilare il pollo in forno. Mai, e dico mai costringere un uomo ad eseguire un compito da donna.

E allora ti infili i guanti gialli e strofini il water con lo spazzolone, stando attenta a non intossicarti con la candeggina. Fortunatamente l’esperienza, e nell’ipotesi più funesta la perdita dell’olfatto, ti hanno insegnato tuo malgrado le basi della chimica, e a questo punto della tua esistenza avrai sicuramente imparato a non mescolare l’ammoniaca col Viakal. Contemporaneamente, pensi a cosa preparare per cena, a riempire la lavatrice, svuotare la lavastoviglie, lavare i pavimenti, rifare i letti e trovare una soluzione per la fame nel mondo.

Devi farti la ceretta. Si, perché sei nella fase della vita in cui i peli sono fuori controllo. A vent’anni avevi le gambe lisce in poco più di dieci minuti, mentre tra vent’anni attraverserai quell’idillio dal sapore mitologico per cui i peli si diraderanno sempre di più, e in ogni caso sarai troppo stagionata perché i tuoi peli possano interessare a qualcuno. Verso i quarant’anni, invece, e nessuno sa spiegartene il motivo, oltre alla sindrome di Cenerentola, hai anche il piccolo inconveniente di essere ricoperta da migliaia di grossi pali telegrafici imbizzarriti che spuntano ovunque sulla superficie del tuo corpo, e che non sai come debellare. Nonostante gli sforzi, non funziona né l’accetta, né la motosega, e neanche il diserbante per l’edera. Con tutta probabilità, avranno cominciato a crescerti anche dei simpatici peletti duri e neri come la morte sul mento, e ti accorgerai di averne uno in particolare, che svetta solitario e subdolo, sfuggito alla tua vista formidabile, sempre nei momenti meno opportuni.

Il dramma si presenta, ad esempio, in quei casi in cui, per qualsiasi ragione, tu sia ancora, o di nuovo single e ti venga l’inspiegabile voglia di cimentarti in una nuova storia d’amore. Al primo appuntamento, ti avverto, non succederà per niente quello che immaginavi. Non hai più vent’anni, e nemmeno trenta. Lui non ti guarderà le tette, anche se ingegnosamente hai comprato l’ultimo modello di push-up antigravitazionale della NASA. Terrà lo sguardo fisso sul tuo mento mentre parli e cinguetti con atteggiamento svenevole. Verso i quaranta si impiegano circa sedici ore per prepararsi ad un appuntamento, sempre perché mantenersi al passo con le altre donne richiede di essere multitasking. Quindi, mentre ti trucchi, ti capiterà di ricordarti che è proprio il giorno in cui ti tocca lavare le scale del condominio e sta per passare l’addetto alla raccolta dell’umido. È quindi normale che tu non abbia visto quell’orrore dotato di vita propria spuntare nell’angolino destro del mento e crescere come la gramigna, alla velocità di due millimetri al secondo. Nel ristorantino romantico che hai prenotato, lui ora fissa il pelo come se l’appuntamento fosse un’esclusiva tra loro due. Tu non esisti più. E non appena sarai a casa, nel freddo del tuo bagno, e ti renderai conto di quel difetto imperdonabile, potrai serenamente evitare di estirparlo con la pinzetta, perché non appena lo avrai fatto, ne crescerà subito un altro. Molto più grosso del precedente.

Se sei stata fortunata e hai avuto dei figli, ti accorgerai invece che i peli sono l’ultimo dei tuoi problemi, e che concederti una ceretta è un lusso fin troppo piacevole, tanto che non puoi permettertelo. Si, perché in questo caso devi convivere forzatamente con la realtà dei fatti. Qualsiasi cosa succeda, è colpa tua. Tua figlia ha preso cinque nel compito di storia: è colpa tua. Arrivate in ritardo al corso di nuoto perché la giovane doveva guardare tassativamente una diretta del suo YouTuber preferito: è colpa tua. La maglietta che ha messo a lavare dieci minuti prima non è ancora pulita e stirata: è colpa tua. Il papà l’ha sgridata, hanno litigato, nel frattempo la pasta si è raffreddata e si può tagliare comodamente a fette: è sempre colpa tua.

In tutto questo provi a mantenere alta la testa, e ti applichi con tutta te stessa per imparare l’arte della pazienza e scacciare l’invidia verso le tue coetanee, alle quali sembra sempre che vada tutto a meraviglia. Il filo conduttore della tua vita è la mancanza di tempo. La tua migliore amica riesce a fare Yoga, Pilates e due volte a settimana va a ballare il Tango con Ramon. La sua chioma ha sempre una piega impeccabile e lo smalto non le si rovina nemmeno se la costringi a passare le mani sotto la carta vetrata imbevuta di acetone. Va in vacanza alle Maldive, o tra i ghiacci della Norvegia, e le sue avventure sono sempre incredibili. In più ha la casa pulita come uno specchio. Cerchi di capire come faccia, e come mai l’avventura più entusiasmante che tu riesca a ricordare è la gita che hai fatto con la tua famiglia alle valli di Comacchio a vedere le anguille. Le tue unghie sembrano quelle di un boscaiolo trevigiano e il segno della ricrescita dei capelli ti fa assomigliare a Crudelia Demon, solo più simpatica e con la pelliccia ispida. In una giornata ti sembra di non riuscire a concludere niente, eppure non trovi nemmeno il tempo di fare pipì. Le donne che si avvicinano ai quaranta non sono mai grasse, ricordalo. Quella che ti sembra pancetta è, infatti, la vescica che sta per esplodere.

L’aspetto positivo di essere una donna prossima agli “anta” è la capacità di sdoganare i luoghi comuni. Perché è esattamente in questo momento che si affaccia il bisogno atavico di guardarsi indietro e dire: “Se quella cosa mi fosse capitata con la testa che ho oggi, sarebbe stato tutto diverso”. È difficile ammettere che quella cosa, con la testa di oggi, in realtà non sarebbe mai capitata, ma ciò diventa l’emblema di come si possa rimodellare a proprio piacimento l’antico detto “Si stava meglio quando si stava peggio” senza perdere la dignità. Proprio così. Le gratificazioni si contano sulla punta delle dita e puoi ritenerti soddisfatta se incontri sul tuo cammino qualcuno che, per farti un complimento, ti definisce MILF, pavoneggiandosi con aria gagliarda.

Tu corri, corri e non ti fermi mai. Il tempo passa, ma eri talmente impegnata a far coincidere alla perfezione gli ingranaggi del meccanismo che hai costruito fino ad oggi, che non hai potuto vedere dov’è andato a finire. Ti sembra di averlo perso. E come te le altre donne che rincorrono la parrucchiera e l’estetista nei giorni dispari perché un aspetto perfetto conceda loro l’illusione che il tempo si sia congelato. Quelle che alla fermata della metro guardano qualsiasi cosa sul cellulare pur di non concedersi un respiro di tempo vuoto. Quelle che il tempo lo adagiano sulle pagine di un libro, immaginandosi una vita diversa. E anche quelle che credono di non avere la forza di sopportarlo, il tempo, perché fino a quel momento le ha rese schiave di qualcosa che in fondo non hanno scelto, ma è capitato e basta.

L’unica soluzione possibile in quello che sembra un destino oscuro e senza via d’uscita è aggrapparsi a quel filo invisibile che ti unisce a tutte le altre. Non importa quanto sia lungo, o quanto sia difficile credere che esista una connessione con la tua peggior nemica. Ognuna di noi corre per raggiungere qualcosa di diverso, che spesso non si può comprendere con un distratto sguardo estraneo. Quello che conta veramente è che le donne, come le falene, vanno tutte nella stessa direzione, quella zona più luminosa che spezza l’oscurità dove è possibile, anche solo per un istante, trovare un po’ di felicità.

Senzapenna

I pensieri di una scribacchina.

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