0

I punti di vista si cambiano di domenica.

Sette meno un quarto. Non posso aspettare un altro minuto. È di nuovo domenica e ho molto lavoro da fare. Metto il borsalino inamidato e scendo di sotto, saltando gli scalini a tre a tre. Ignoro il mal di schiena e la protesi al ginocchio, solo per oggi. L’occasione è troppo importante per lagnarsi.

Apro la porta piano piano e lei è lì, immobile nell’oscurità. Dove altro potrebbe stare, se non qui con me?

“Oggi ti porto a fare un giro, bimba”, le sussurro con voce roca, ma suadente, sicuro che da qualche parte, dentro di lei, abbia capito. So che aspetta soltanto che io faccia qualcosa. È un’abitudinaria in attesa delle mie attenzioni settimanali. Vuole solo questo, lo so.

Prendo un asciugamano morbido e immacolato dallo scaffale in alto e mi avvicino a lei con cautela, contemplando la sua bellezza. Comincio a strofinarla dappertutto, delicatamente, più e più volte.

“Non possiamo permetterci che la gente ti veda in queste condizioni, vero?”. Lei mi fissa, ma non risponde. Non mi risponde mai, ma sono sicuro che in fondo le piaccia.

È sempre bellissima, nonostante l’età. Sono più di vent’anni che la tengo qui dentro, lontana da sguardi indiscreti, e non le ho mai fatto mancare niente. L’ho riempita di amore e di cure per tutto questo tempo.

Finisco di sistemarla, le dò un’ultima occhiata e mi sento pervadere da un fremito irresistibile. Non riesco più a trattenermi.

Ho 74 anni, tanta vita alle spalle, e ormai non c’è più nulla che mi faccia sentire vivo, ma lei… Oh, lei sa sempre come farmi tornare al mondo!

Mi schiaccio il cappello sulla testa, la sorprendo afferrandola di lato con decisione e in un attimo le sono dentro. La sensazione è sempre esaltante. Come la prima volta: sono di nuovo giovane.

“Tu sei mia e lo sarai per sempre” – le dico inebriato mentre l’accarezzo – “Tra pochi minuti ti porterò fuori, ma lo sai che dobbiamo procedere molto lentamente. Tutti devono vedere quanto sei bella”.

Cambio.

Domenica mattina. Ore 9:45. Un gran via vai di persone si muove nell’anonimato del proprio abitacolo. Ognuno verso la propria destinazione, ognuno con i minuti contati, perso nei suoi pensieri e nell’urgenza di arrivare. Qualcuno con la radio accesa, qualcuno in compagnia, molti in solitudine.

Un tratto di rettilineo scorrevole, pulito. Poi una rotonda. La strada improvvisamente si congestiona .Una colonna indisciplinata di macchine inquiete, a perdita d’occhio.

Il signor Alfredo, pensionato di 74 anni, incensurato, blocca il traffico sulla strada provinciale, guidando a 40 km orari la sua scintillante Panda bianca 4×4 del ’96. Gli altri automobilisti lo sorpassano imprecando e coprendolo di gestacci, ma lui non li vede. Sorride fiero e beato, sotto il suo borsalino inamidato.

Senzapenna

I pensieri di una scribacchina.

Lascia qui il tuo commento.