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Chi sono gli haters? Conosciamoli meglio.

Chi non ha mai letto, almeno una volta, il commento offensivo o piccato di qualcuno in risposta a contenuti di qualsiasi tipo, pubblicati in rete? Si trattasse pure di un capolavoro della letteratura contemporanea, di un magnifico video d’autore, dello scatto d’artista più erotico, o più commovente, oppure del più evocativo del millennio. L’hater, statene certi, arriva sempre dappertutto.

Chi sono gli haters?

Si tratta, antropologicamente, di un esemplare particolare di essere umano, che con metodo certosino si accanisce virtualmente su una o più vittime, scelte casualmente o attentamente selezionate, spinto da motivazioni di discutibile spessore.

I miei recenti studi scientifici dimostrano l’esistenza di diverse tipologie di haters, classificati in base al livello di pericolosità, che sarebbe direttamente correlato al numero di ore trascorse su internet, e rifletterebbe caratteristiche specifiche di personalità nella vita reale. Ma vediamoli nel dettaglio.

Hater occasionale.

Questo esemplare è certamente il più innocuo. In genere non attacca perché di indole pacifica. Solo in rare occasioni può diventare aggressivo, se toccato nei propri ideali più profondi, ma per la sua natura bonaria può essere soggetto a successivi ed intensi sensi di colpa. L’hater occasionale, tipicamente, pubblica un commento offensivo e subito dopo, divorato dal rimorso, si rannicchia in un angolo buio della propria stanza, ginocchia al petto e testa fra le gambe, sente freddo e piange in silenzio, dondolandosi avanti e indietro.

Hater gregario.

Questa tipologia non attacca mai per prima. È subdola e più difficile da individuare, poiché solitamente si accoda ad altri prototipi di haters dalla personalità più forte, copiandone, imitandone o estendendone gli insulti, di modo che la propria offesa sia presente, ma passi in secondo piano rispetto a quella dell’hater principale. Nella vita di tutti giorni un hater gregario potrebbe essere un soggetto denominato “paraculo”, in gergo tecnico, così come un personaggio che per ambizione di dedica ad interessi di tipo politico o religioso, ma per il proprio carattere fatica ad emergere. Nella migliore delle ipotesi ottiene un incarico provvisorio come vice assessore comunale o si diletta, nel tempo libero, ad operare come volontario in iniziative a scopo benefico.

Hater invidioso.

Appartengono a questa categoria esemplari i cui temi preferenziali da demonizzare sono fotografie o post di personaggi dello spettacolo. Solitamente si tratta di individui affetti da dipendenza patologica da karaoke, che da bambini, alle recite dell’asilo, ottenevano sempre la parte del cavaliere o della principessa. Possiedono un book fotografico professionale, pagato con finanziamento quinquennale da mamma e papà, e almeno una volta hanno partecipato al provino per il Grande Fratello.

Hater professionista.

Sicuramente il prototipo più nocivo della categoria. L’hater professionista possiede un’agenda in finta pelle della banca in cui annota minuziosamente, a mo’ di Business Plan, la programmazione settimanale degli insulti da pubblicare, l’elenco dei potenziali haters gregari da soggiogare, le risposte degli insultati in ordine alfabetico. Perché sì, date le sue capacità denigratorie riesce, quasi con certezza matematica, a scatenare una reazione esplosiva nel diretto interessato. È un individuo adulto incastrato nella tarda adolescenza, vive con i genitori, che però non vede mai, perché sta rinchiuso tutto il giorno nella sua cameretta con le tapparelle abbassate. Ha un’occupazione part-time o è disoccupato, dato il numero di ore che trascorre in rete, e non si impegna in relazioni stabili, sia perché questo gli porterebbe via tempo e risorse preziose, ma soprattutto perché tenere le tapparelle abbassate ti rende la pelle di uno strano colore grigio-pirla che non aiuta l’appeal. Proprio, proprio per niente.

Conclusioni.

Come difendersi dagli haters, dunque? La ricerca, purtroppo, non ha ancora trovato una cura (esiste un vaccino, ma considerata la pericolosità della sola parola “vaccino”, il progetto rimane temporaneamente top secret). Un buon metodo per salvaguardare la propria salute è comunque rappresentato dall’ignorare i commenti offensivi, passando oltre (cosa che infastidisce a morte gli haters più esperti, causando grattamenti, cefalee ed eruzioni cutanee), o ancora meglio dal complimentarsi con loro per il coraggio e la creatività dimostrata. D’altra parte, anche questa è una forma d’arte contemporanea, e come tale va riconosciuta.

Concludo ricordando che ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale, e nessun hater è stato maltrattato nel corso di questa ricerca.

 

 

Senzapenna

I pensieri di una scribacchina.

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