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Qual è il senso della vita? Io lo so.

Ho riflettuto molto, fumato troppo, dormito poco, bevuto vino, mangiato male e finalmente penso di avere scoperto quale sia il vero senso della vita. Premetto che a me la filosofia non piace. Non la capisco. Non l’ho studiata a scuola, ma il mio spirito di compensazione pretendeva una risposta, e alla fine l’ho trovata da sola. Beccati questa, Mr. Kant!

Si nasce.

Nel mio innovativo modello mentale ho diviso il senso della vita per tappe di crescita. Qui ci troviamo proprio all’inizio. Siamo nati, è tutto nuovo, tutto strano e dobbiamo familiarizzare con l’ambiente che ci circonda. Te lo ricordi quando avevi pochi mesi? Penso di no, e so spiegartene il motivo, che tra l’altro è anche il senso di questa prima fase della tua evoluzione. I tuoi ruttini puzzano di latte acido, ti fai la pipì e la pupù addosso, dormi tra le sbarre e, almeno una volta alla settimana, viene a trovarti la zia Maria, quella che fa le smorfie un sacco spaventose e ha l’alito che sa di Vodka alle cipolle.

Quando cominci a deambulare da solo non ne parliamo. Sai benissimo quello che vuoi fare e dove vuoi andare, ma quella rompipalle di tua mamma sta sempre appiccicata dietro con le braccia tese, terrorizzata che tu possa farti male. Tu vorresti dirle: “Senti, mamma, ragioniamo. Ormai sono grande, lasciami vivere in pace. Ci pensi se fossi io a starti sempre appresso? Non succederà mai nella vita! E già che ci sei levami ‘sto pannolino, che mi pesa!”, ma non sei ancora capace di parlare, e questo è terribilmente frustrante. E’ un momento durissimo per chiunque. Allora il senso della vita di questa fase è, secondo i miei calcoli, attivare, a livello cerebrale, la capacità di dimenticare.

Bambini.

Nella fase bambini succede di tutto. Lo zaino con i mattoni dentro, i compiti impossibili da fare, tutti i giorni, i migliori amici per la vita, che puntualmente ti pugnalano alle spalle quando si va in gita e c’è da decidere le coppie: “No, io sto in fila con Gianfredo!” ti dicono. Le caramelle non le puoi mangiare, che ti viene la carie, la cioccolata non la puoi mangiare, che ti viene il culo rosso, le patatine si, ma solo nel fine settimana, a meno che non si prenda la pizza, che allora è tutta un’altra storia. I rimproveri, le punizioni, le prime figuracce, la nonna che ti dice a ripetizione: “Metti le mutande pulite, che se per disgrazia ti succede qualcosa devi essere in ordine!”; ginocchia sbucciate, gomiti sbucciati, tutto sbucciato. Insomma, il senso di questa fase della vita è sicuramente familiarizzare con le cicatrici.

Adolescenti.

Senza dubbio il periodo peggiore. La scuola fa schifo, la tua famiglia fa schifo, tu fai schifo. La zia Maria purtroppo non c’è più, proprio ora che vorresti cominciare a interagire con la Vodka. I vestiti ti stanno male, i capelli lasciamo perdere, la cioccolata non la puoi mangiare nemmeno qui perchè ti viene il culo grosso e poi i ragazzi non ti guardano. Ed è tutto uno stress, perchè nessuno ti capisce. Tu sei un adulto autonomo, ormai, e ti trattano come un moccioso, e quella rompipalle di tua madre si dimentica sempre di stirare i tuoi jeans preferiti e di rifarti il letto. Il senso di questa fase è senza dubbio uscire da questa fase. Qualcuno, purtroppo, non ci riesce, ma vive benissimo ugualmente.

Adulti.

Ci addentriamo ora nella fase più densa di avvenimenti. Infatti, in questo periodo compaiono con tutta probabilità un lavoro, una moglie/marito/convivente, uno o più figli, un cane, un gatto o entrambi, una casa, una macchina, degli hobby, una vita sociale e una vita social. Da ognuno di questi punti, sempre secondo le mie stime, derivano un sacco di problemi che si protraggono per molto, moltissimo tempo. Ho individuato il senso di questa fase nella capacità più evoluta di dimenticare solo quello che ci fa comodo, di imparare a convivere con le proprie cicatrici, e nell’ipotesi migliore di costruire un grande bagaglio di esperienze e conoscenze per il futuro.

Anziani.

Nell’ultimo periodo ci troviamo di fronte ad un bivio. E’ la fase in cui abbiamo maggiormente bisogno degli altri. Se siamo stati abbastanza bravi avremo intorno molte persone che ci vogliono bene, compresa la figlia/il figlio che ti sta sempre appiccicato dietro con le braccia tese, terrorizzato che tu possa farti male (tranquillo, non se lo ricorda). Se invece ti ritrovi sull’altro percorso, rischi di sentirti molto solo, ma puoi comunque portare a termine la tua missione per realizzare il vero senso della vita: lasciare il tuo bagaglio a chi resta, in modo che si ricordi di te, dopo di te.

 

Senzapenna

I pensieri di una scribacchina.

3 Comments

  1. Complimenti, un tentativo riuscito per spiegare in modo semplice, umoristico e conciso la psicologia della vita dell’ uomo dalla nascita all’ età involutiva. E intanto per risollevarmi pane e maionese (che forse fa meno male dei triciclici !!!). Fabio

  2. Una realtà vera e profonda raccontata in maniera esilarante! Brava Scribacchina! Continua così.

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