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Chi l’ha detto che bisogna pettinarsi? Questioni di ciuffo.

 

Qualcuno forse ricorda una vecchia frase dell’infanzia, che diceva più o meno così: “Metti la mutanda e la calza pulita, lavati i denti e pettinati, che se per disgrazia ti succede qualcosa devi essere in ordine”.

Di solito, se era la nonna a pronunciarla, questa non rappresentava una frase qualunque. Diventava più importante dei dieci comandamenti, dei primi tre articoli della costituzione, dell’areosol quando hai la tosse grassa. Alcuni di noi l’hanno sentita così a lungo da farla diventare parte indispensabile del proprio stile di vita.

E’ ora di dire basta a questo terribile condizionamento mentale. Tanto “se per disgrazia mi succede qualcosa” le mutande sono l’ultimo dei miei problemi. Allora sai che ti dico? Oggi decido di trasgredire alla regola, di diventare una cattiva ragazza. Da oggi si cambia! Certo, però non posso rivoluzionare tutta la mia vita così, all’improvviso. Si comincia dai piccoli passi, così non si rischia di rimanere troppo traumatizzati dal cambiamento.

Il punto di partenza.

Stamattina mi sono svegliata e c’era quel maledetto ciuffo che tutti i giorni mi saluta da dietro l’orecchio. Spunta beffardo e impettito, e se provo a rimetterlo a posto ritorna nella sua posizione, veloce come una molla. Non sono ancora riuscita a capire perchè solo lui in mezzo a tanti. Soprattutto la domanda che mi assilla, e a cui non so dare una risposta, è: “Ma come cazzo dormo la notte?”.

Mi faccio coraggio. Oggi non mi pettino. Io e il ciuffo maledetto andremo a fare la spesa insieme, e insieme romperemo questo maledetto tabù del “tutto sempre in ordine”.

Salgo in macchina e l’occhio mi cade sullo specchietto retrovisore. Ciao ciuffo. Cominci a starmi simpatico, lo sai? Metto in moto e mentre faccio manovra penso che, forse, il supermercato è un punto di partenza troppo ambizioso per cominciare la mia nuova vita da sovversiva. Piccoli passi. Decido con audacia di cambiare obiettivo e mi dirigo determinata verso l’ufficio postale, tanto la bolletta la dovevo pagare comunque.

Parcheggio e faccio un lungo respiro. Un’ultima occhiata al ciuffo per scongiurare ogni eventuale ripensamento. Le cattive ragazze non hanno ripensamenti. Mi sento come Rambo quando si sutura da solo le ferite. Apro la portiera con il massimo dell’energia, poi la richiudo perchè passa vicinissima una macchina e da dentro l’autista suona il clacson. Mi sembra che dica “farai faville!”, ma non ne sono sicura.

Finalmente scendo. Ho le ascelle sudate per la tensione, ma entro alle poste. Mi metto in coda aspettando il mio turno e con aria di sfida ammicco al cagnolino del pensionato che mi sta davanti. Abbaia e si gira dall’altra parte. Buon segno. Il ciuffo regge bene allo stress. Io pure.

E’ il mio turno. Mi piazzo davanti all’impiegata dello sportello numero due e le sorrido. C’è qualcosa che non va. Non mi guarda in faccia. Le porgo il bollettino da pagare e lei continua a distogliere l’attenzione dai miei occhi. Digita qualcosa al computer, poi alza lo sguardo per un attimo e capisco. E’ rapita dal ciuffo. Mentre pago mi accorgo che ha uno strano sorrisetto sulla faccia. Le mie certezze vacillano. Mi giro e vedo due donne che mi fissano e ridacchiano fra di loro. Lo so, sono invidiose perchè non hanno il coraggio di rompere gli schemi come sto facendo io. O no?

Ripensamenti.

Mentre esco incrocio altre due persone che si fermano a guardarmi con un misto di sorpresa e disapprovazione. Non sono più tanto sicura di quello che sto facendo. Tornando a casa lancio ancora un paio di occhiatine furtive al ciuffo, che sembra non voler dare alcun segno di cedimento, al contrario di me.

Sono quasi a casa, al sicuro. Entro e chiudo la porta alle mie spalle. Mi sento sfinita. Forse ho osato troppo. Dopo essermi chiusa in bagno appoggio le mani sul lavandino e mi guardo allo specchio, da vicino, intensamente. Il ciuffo sembra prendersi gioco di me e io sto per crollare. Ma cosa mi è saltato in mente?

Basta, ho deciso. La faccio finita. Apro l’acqua calda e infilo la testa sotto al rubinetto. Rimango così per un tempo imprecisato. Tampono la testa con un asciugamano e mi asciugo col phon come se fosse l’ultima volta. Ecco fatto. Nessuna traccia del ciuffo, ma solo una piccola cascata di morbidi capelli disciplinati. E io che pensavo di cambiare il mondo! Che volevo passare al lato oscuro! Che volevo stravolgere decenni di convenzioni sociali in cinque minuti!

Sai che faccio? Già che ci sono mi cambio anche le mutande, tanto aveva ragione la nonna.

Senzapenna

I pensieri di una scribacchina.

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